martedì 31 gennaio 2012


17 febbraio 2012 Auditorium Hotel Giò Jazz Area

Ore 21.30

Lydian Sound Orchestra: “Monk at Town Hall”

Si rinnova l’appuntamento con il Jazz all’Auditorium dell Hotel Giò:
a distanza di trenta anni dalla morte di Thelonious Monk (il 17 febbraio 1982), la Lydian Sound Orchestra, fondata nel 1989 da Riccardo Brazzale, presenterà “Monk at Town Hall”.

La Town Hall dell’Hotel Giò entrerà nello spirito della Town Hall di New York, dove nel febbraio del 1959 il leggendario pianista fu autore di un concerto indimenticabile.





mercoledì 14 dicembre 2011

International Wine Tourism


Vino e non solo in Umbria

Si terrà a Perugia dal 30 Gennaio al 2 Febbraio 2012 il grande appuntamento dedicato al vino: l’International Wine Tourism Conference and Workshop (terza edizione) che sbarca in Italia e precisamente in Umbria. Un evento di respiro internazionale che vedrà l’incontro tra professionisti provenienti dal turismo, giornalisti, bloggers ed esperti del mondo del vino.

L’annuncio di tale evento è stato dato, in conferenza stampa, dalla presidente del Movimento Turismo del Vino (main sponsor dell’evento) Chiara Lungarotti, dall’assessore regionale all’Agricoltura e Politiche agroalimentari, Fernanda Cecchini, dal presidente del Movimento Turismo del Vino Umbria, Ernesto Sportoletti e dal presidente dell’Ente organizzatore ‘Wine Pleasures’, Anthony Swift.

L’evento farà da volano a un’economia che ha ancora ampi margini di crescita in Umbria come in tante altre aree enologiche del Paese. Oltre alla conferenza – ha detto la presidente Chiara Lungarotti – sono previsti educational per giornalisti e operatori anche nelle Marche, in Toscana e in Campania. Il Movimento Turismo del Vino – ha aggiunto – con le sue mille cantine italiane selezionate per qualità dell’accoglienza e qualità delle produzioni, ha ritenuto fondamentale essere partner di un evento di grande importanza sia per l’offerta che per la domanda di vacanze”.

Il principale focus itinerante su un settore che oggi vale fino a 5 miliardi di euro l’anno, dopo Spagna e Portogallo, ospiterà oltre 300 professionisti del vino e dei viaggi provenienti da tutto il mondo. La conferenza avrà luogo presso la nostra struttura, Hotel Giò Wine & Jazz Area, e porterà in primo piano 40 relazioni su enoturismo, case history da tutto il mondo e possibilità offerte dai social media, vero traino per uno dei pochi comparti turistici in crescita continua.
Il Territorio umbro – con 190 aziende vitivinicole di cui 62 socie del Movimento Turismo del Vino regionale – ha costituito per l’occasione un “Tavolo di lavoro” che vede la partecipazione della Camera di Commercio Umbria, del Centro Estero Umbria, della Regione (assessorato all’Agricoltura) e del Coordinamento delle Strade del Vino, ognuno con progetti di collaborazione nell’evento dedicati e strutturati. Questo per supportare le Presidenze del Movimento Turismo del Vino nazionale e regionali, official supporter and partner dell’evento.
Anche la Regione Umbria - ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura e Politiche agroalimentari, Fernanda Cecchini – collaborerà attivamente all’iniziativa. Questo tavolo focalizzato sulla conferenza, sarà un valido strumento per promuovere al meglio i nostri territori e la nostra enogastronomia”. Ed è proprio lo stretto rapporto tra destinazioni e prodotti la carta vincente di un settore che è pronto a scommettere su un’ulteriore crescita. Da un’indagine del Censis, infatti, nonostante il trend positivo dell’ultimo decennio, il turismo enogastronomico ha sviluppato appena il 20% del suo potenziale. Sono almeno 3 milioni i turisti che scelgono percorsi legati al vino e all’enogastronomia, con una spesa media di 193 euro al giorno, ben oltre la media generale di spesa della vacanze in Italia.
Per l’organizzatore di ‘Wine Pleasures’, Anthony Swift, che ha anticipato alcuni dati frutto di una ricerca di mercato presso 500 cantine in tutto il mondo “il 69% degli intervistati ritiene che l’enoturismo sia una leva fondamentale per l’affermazione di un brand territoriale, mentre – tra i benefici – è forte quello dei ricavi prodotti (62%) e dalla possibilità di creare posti di lavoro e nuove figure professionali (36%)”.

L’evento è composto da cinque sessioni plenarie sul turismo del vino con l’obiettivo di stimolare discussioni pratiche su un’ampia gamma di aspetti legati al settore e al turismo eno-gastronomico. Ogni giornata prevede un ‘post convegno’ con degustazioni dedicate; tra queste, l’Italy Grand Tasting a cura del ‘Master of Wine’, Jane Hunt. L’ultima giornata è dedicata al Workshop sul Turismo del Vino: una piattaforma per comprare e vendere pacchetti enoturistici, prodotti del turismo eno-gastronomico e servizi correlati.
L’Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit ed annovera oltre 1.000 fra le più prestigiose cantine d’Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.
Per maggiori informazioni:

www.iwinetc.com

www.movimentoturismovino.it

lunedì 12 dicembre 2011

Natale: cosa metto sotto l'albero?



Si avvicina il giorno di Natale e la corsa ai regali si fa sempre più affannosa: Cosa posso regalare? il mio regalo sarà ben accetto? Farò una bella figura?
Tutti interrogativi che affollano la mente. Ma allora, cosa scegliere tra  tutte queste idee?
Da buoni amanti di ciò che è pregiato ed unico, ci sentiamo di consigliarvi di regalare una buona bottiglia di vino. Non solo chi la riceverà ne sarà felicissimo, ma sarà una buona occasione per stapparlo e degustarlo tutti insieme, proprio come lo spirito del Natale consiglia.

lunedì 28 novembre 2011

Il Gospel

Ci avviciniamo al Natale, e un post sul Gospel ci sembra l'argomento più appropriato per prepararci al meglio a questa festività. Il termine Gospel indica due generi musicali, sia quello legato alla musica religiosa afroamericana che a quella composta e suonata da artisti, di qualunque provenienza, del Sud degli States. La separazione tra questi due stili non fu mai del tutto netta, perchè entrambi comunque nascevano dalla tradizione degli inni metodisti. Gospel, letteralmente, significa "parola del Signore", God-spell, ed è quindi riferito al Vangelo. Il Gospel nasce proprio dall'usanza che si aveva, in alcune chiese afroamericane, di pregare durante la Messa cantando e, talvolta, danzando, in onore del Signore. Le origini di questo genere musicale sono da ricercare a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Quaranto del Novecento. Gli anni Quaranta e Cinquanta sono conosciuti come l'età dell'Oro del Gospel. Fu introdotta una maggior libertà allo stile precedente, forse un po' troppo chiuso, stilisticamente parlando, per aggiungere delle brevi frasi ripetute sullo sfondo per mantenere una base ritmica; guadagnarono maggiore importanza le voci soliste, combinando sia le performance del solista virtuoso che le innovazioni armoniche e ritmiche. Ma è nella seconda parte del secolo che il Gospel si evolve fino a diventare il genere che conosciamo noi. James Cleveland e Alex Bradford lanciarono l'era dei grandi cori, che tramite arrangiamenti complessi spingevano la loro forza vocale per arrivare alle intricate armonie e al virtuosismo individuale dei quartetti dell'età dell'oro. I primi cori gospel erano spesso gruppi di misura variabile con voci miste che cantano inni gospel tradizionali nello stile gospel - versioni di solito sincopate di questi ben noti inni. Poiché il coro gospel assunse un richiamo commerciale secondo il modello del gruppo Wings Over Jordan, maggiore attenzione fu rivolta allo sviluppo di un unico suono gospel per il coro gospel, con arrangiamenti che diventarono più intricati ed elaborati. Tre, quattro, cinque arrangiamenti con interazione indipendente tra le voci divenne la regola. Non ci resta che entrare in clima natalizio grazie a queste splendide canzoni!

lunedì 21 novembre 2011

La Storia del Jazz


Dopo aver parlato di vini e di storie legate ad esso, questo post sarà dedicato alla nascita e all'evoluzione di un genere musicale largamente diffuso, il Jazz.

Le sue radici affondano nella tradizione degli schiavi afroamericani, seppur contaminata dalle culture europee dominanti nel sud degli Stati Uniti, che cantavano per alleggerire il lavoro.
E' per questo che non abbiamo molti documenti e riferimenti alle origini e ai primi anni di diffusione.
Il jazz nasce e prende forma con l'affermarsi nella società americana della minoranza nera, ma, paradossalmente, all'inizio della sua storia sono i musicisti bianchi che, appropriandosene, riescono ad affrancarlo e a farlo conoscere anche al pubblico non di colore. Se ciò non fosse accaduto, il jazz sarebbe rimasto ghettizzato.

Le prime fonti orali sulla nascita del jazz, a New Orleans, risalgono ai primi anni del ventesimo secolo, mentre le prime fonti scritte ad una decina di anni più tardi. L'origine del termine che la definisce è incerta: la tesi più avvalorata è che la parola Jazz derivi dal francese "jazer", che significa "gracchiare", letteralmente "fare rumore".
Il ricercatore Gerald Cohen ha appurato che la parola inizia ad apparire sul giornale "San Francisco Chronicle" nel 1913, come sinonimo di vigore, energia, effervescenza.

Nel corso del XIX secolo e soprattutto nella seconda metà, le tradizioni musicali afroamericane iniziarono a trovare eco in spettacoli d'intrattenimento, attraverso varie forme di rappresentazione, delle quali forse le più famose erano i "Minstrel show" che in una cornice carica di stereotipi razziali rappresentavano personaggi tipo dell'afroamericano. Le musiche di scena di questi spettacoli erano rielaborazioni di musiche afroamericane (o presunte tali).
Da questo substrato musicale emerse, alla fine del 1800, un canto individuale che venne chiamato blues e che ebbe una vasta diffusione, anche attraverso i nascenti canali commerciali, tra la popolazione afroamericana. La combinazione armonica e melodica che si trova nel blues non ha riscontro nella musica occidentale, e si ritrova nel jazz fino dalle origini.

Il primo ad essere indicato come musicista jazz, e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz", è Buddy Bolden, che - internato in manicomio nel 1907 - morì nel 1931 senza lasciare registrazioni, e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico. Si sa però che un suo gruppo godeva di una certa fama a New Orleans nel 1904; nel 1906 il pianista Jelly Roll Morton - che in seguito avrebbe reclamato per sé la paternità del nuovo genere musicale, dichiarando di averlo inventato nel 1902 - compose il brano "King Porter Stomp", che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta notorietà. Negli anni seguenti, a New Orleans furono create molte formazioni che si dedicarono alla nuova musica: una delle preminenti fu quella capeggiata dal trombettista Joe "King" Oliver, che era chiamato il re ("King") della tromba, come testimoniano manifesti d'epoca.

Il periodo di maggior successo della musica Jazz va dall'inizio del secolo fino agli anni'40.
A questo periodo seguirono diversi decenni in cui il jazz si caratterizzò in maniera crescente come una musica d'arte, tipicamente afroamericana. Nel frattempo il pubblico statunitense del jazz si assottigliò, mentre la musica destava un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo.

Attorno al 1945, da un gruppo di giovani musicisti che si ritrovano a tarda ora alle jam session che si tenevano in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, nacque uno stile jazzistico nuovo. Questo stile che, con una parola, ricordava il suono di una cadenza caratteristica di due note che ricorreva nei brani in esso eseguito, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop. Il bebop riprendeva molte delle lezioni della musica recente, insegnate da protagonisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young, aggiungendovi un nuovo approccio al trattamento armonico dei brani, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e, per la prima volta dalla nascita del jazz, scarsissimo riguardo per la ballabilità e commerciabilità della produzione musicale.

Questa tendenza innovativa raggiunse l'apice negli anni sessanta con il movimento free jazz, che mirava all'emancipazione totale del musicista.

Dopo gli anni d'oro del Jazz, nella prima metà del '900, seguì un periodo di involuzione e di marginalizzazione, che terminò negli anni ottanta, durante i quali una generazione di giovani musicisti infuse nuova vita a questo genere musicale, sperimentando nuove tendenze anche in assenza di uno stile dominante: nacquero così diverse scuole di jazz europeo, con uno stile che faceva riferimento al periodo postboppistico degli anni cinquanta, e diverse contaminazioni che proseguivano l'esperienza fusion arrivando ad uno stile cosìddetto acid jazz, o ancora tendenze che guardavano con interesse a tradizioni musicali etniche in direzione della world music.

E' proprio nella continua capacità di contaminarsi e di ampliare i propri orizzonti che sta il segreto dell'elisir di lunga vita del jazz; ancora oggi ascoltiamo il Jazz in molteplici forme diverse, contaminato da varie nuove influenze musicali.