Hotel Giò Jazz Area e Jazz Club Perugia vi invitano al terzo appuntamento della Stagione Jazz 2013/2043 con gli Harlem Gospel Choir in concerto il 20 Dicembre.
"The Harlem Gospel Choir" è il coro gospel più famoso del mondo, che viaggia da 26 anni per condividere la gioia e la fede e per raccogliere fondi per enti benefici a favore dei bambini. Allen Bailey ha fondato il coro nel 1986, e ad oggi presenta i migliori cantanti e musicisti delle chiese di Harlem e dell’area di New York City. Le canzoni d’amore e di speranza toccheranno il profondo della vostra anima, togliendovi il respiro!
Anche quest’anno l’Hotel Giò Jazz Area ha sostenuto con entusiasmo la Stagione Jazz in collaborazione con Jazz Club Perugia, offrendo la disponibilità dell’Auditorium oltre che l’ospitalità degli artisti e l’intero appuntamento enogastronomico.
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venerdì 20 dicembre 2013
La notte magica del Gospel: gli Harlem Gospel Choir in concerto all'Hotel Giò Jazz Area
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lunedì 28 novembre 2011
Il Gospel
Ci avviciniamo al Natale, e un post sul Gospel ci sembra l'argomento più appropriato per prepararci al meglio a questa festività.
Il termine Gospel indica due generi musicali, sia quello legato alla musica religiosa afroamericana che a quella composta e suonata da artisti, di qualunque provenienza, del Sud degli States.
La separazione tra questi due stili non fu mai del tutto netta, perchè entrambi comunque nascevano dalla tradizione degli inni metodisti.
Gospel, letteralmente, significa "parola del Signore", God-spell, ed è quindi riferito al Vangelo. Il Gospel nasce proprio dall'usanza che si aveva, in alcune chiese afroamericane, di pregare durante la Messa cantando e, talvolta, danzando, in onore del Signore. Le origini di questo genere musicale sono da ricercare a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Quaranto del Novecento.
Gli anni Quaranta e Cinquanta sono conosciuti come l'età dell'Oro del Gospel. Fu introdotta una maggior libertà allo stile precedente, forse un po' troppo chiuso, stilisticamente parlando, per aggiungere delle brevi frasi ripetute sullo sfondo per mantenere una base ritmica; guadagnarono maggiore importanza le voci soliste, combinando sia le performance del solista virtuoso che le innovazioni armoniche e ritmiche.
Ma è nella seconda parte del secolo che il Gospel si evolve fino a diventare il genere che conosciamo noi.
James Cleveland e Alex Bradford lanciarono l'era dei grandi cori, che tramite arrangiamenti complessi spingevano la loro forza vocale per arrivare alle intricate armonie e al virtuosismo individuale dei quartetti dell'età dell'oro.
I primi cori gospel erano spesso gruppi di misura variabile con voci miste che cantano inni gospel tradizionali nello stile gospel - versioni di solito sincopate di questi ben noti inni. Poiché il coro gospel assunse un richiamo commerciale secondo il modello del gruppo Wings Over Jordan, maggiore attenzione fu rivolta allo sviluppo di un unico suono gospel per il coro gospel, con arrangiamenti che diventarono più intricati ed elaborati. Tre, quattro, cinque arrangiamenti con interazione indipendente tra le voci divenne la regola.
Non ci resta che entrare in clima natalizio grazie a queste splendide canzoni!
lunedì 21 novembre 2011
La Storia del Jazz

Dopo aver parlato di vini e di storie legate ad esso, questo post sarà dedicato alla nascita e all'evoluzione di un genere musicale largamente diffuso, il Jazz.
Le sue radici affondano nella tradizione degli schiavi afroamericani, seppur contaminata dalle culture europee dominanti nel sud degli Stati Uniti, che cantavano per alleggerire il lavoro.
E' per questo che non abbiamo molti documenti e riferimenti alle origini e ai primi anni di diffusione.
Il jazz nasce e prende forma con l'affermarsi nella società americana della minoranza nera, ma, paradossalmente, all'inizio della sua storia sono i musicisti bianchi che, appropriandosene, riescono ad affrancarlo e a farlo conoscere anche al pubblico non di colore. Se ciò non fosse accaduto, il jazz sarebbe rimasto ghettizzato.
Le prime fonti orali sulla nascita del jazz, a New Orleans, risalgono ai primi anni del ventesimo secolo, mentre le prime fonti scritte ad una decina di anni più tardi. L'origine del termine che la definisce è incerta: la tesi più avvalorata è che la parola Jazz derivi dal francese "jazer", che significa "gracchiare", letteralmente "fare rumore".
Il ricercatore Gerald Cohen ha appurato che la parola inizia ad apparire sul giornale "San Francisco Chronicle" nel 1913, come sinonimo di vigore, energia, effervescenza.
Nel corso del XIX secolo e soprattutto nella seconda metà, le tradizioni musicali afroamericane iniziarono a trovare eco in spettacoli d'intrattenimento, attraverso varie forme di rappresentazione, delle quali forse le più famose erano i "Minstrel show" che in una cornice carica di stereotipi razziali rappresentavano personaggi tipo dell'afroamericano. Le musiche di scena di questi spettacoli erano rielaborazioni di musiche afroamericane (o presunte tali).
Da questo substrato musicale emerse, alla fine del 1800, un canto individuale che venne chiamato blues e che ebbe una vasta diffusione, anche attraverso i nascenti canali commerciali, tra la popolazione afroamericana. La combinazione armonica e melodica che si trova nel blues non ha riscontro nella musica occidentale, e si ritrova nel jazz fino dalle origini.
Il primo ad essere indicato come musicista jazz, e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz", è Buddy Bolden, che - internato in manicomio nel 1907 - morì nel 1931 senza lasciare registrazioni, e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico. Si sa però che un suo gruppo godeva di una certa fama a New Orleans nel 1904; nel 1906 il pianista Jelly Roll Morton - che in seguito avrebbe reclamato per sé la paternità del nuovo genere musicale, dichiarando di averlo inventato nel 1902 - compose il brano "King Porter Stomp", che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta notorietà. Negli anni seguenti, a New Orleans furono create molte formazioni che si dedicarono alla nuova musica: una delle preminenti fu quella capeggiata dal trombettista Joe "King" Oliver, che era chiamato il re ("King") della tromba, come testimoniano manifesti d'epoca.
Il periodo di maggior successo della musica Jazz va dall'inizio del secolo fino agli anni'40.
A questo periodo seguirono diversi decenni in cui il jazz si caratterizzò in maniera crescente come una musica d'arte, tipicamente afroamericana. Nel frattempo il pubblico statunitense del jazz si assottigliò, mentre la musica destava un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo.
Attorno al 1945, da un gruppo di giovani musicisti che si ritrovano a tarda ora alle jam session che si tenevano in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, nacque uno stile jazzistico nuovo. Questo stile che, con una parola, ricordava il suono di una cadenza caratteristica di due note che ricorreva nei brani in esso eseguito, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop. Il bebop riprendeva molte delle lezioni della musica recente, insegnate da protagonisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young, aggiungendovi un nuovo approccio al trattamento armonico dei brani, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e, per la prima volta dalla nascita del jazz, scarsissimo riguardo per la ballabilità e commerciabilità della produzione musicale.
Questa tendenza innovativa raggiunse l'apice negli anni sessanta con il movimento free jazz, che mirava all'emancipazione totale del musicista.
Dopo gli anni d'oro del Jazz, nella prima metà del '900, seguì un periodo di involuzione e di marginalizzazione, che terminò negli anni ottanta, durante i quali una generazione di giovani musicisti infuse nuova vita a questo genere musicale, sperimentando nuove tendenze anche in assenza di uno stile dominante: nacquero così diverse scuole di jazz europeo, con uno stile che faceva riferimento al periodo postboppistico degli anni cinquanta, e diverse contaminazioni che proseguivano l'esperienza fusion arrivando ad uno stile cosìddetto acid jazz, o ancora tendenze che guardavano con interesse a tradizioni musicali etniche in direzione della world music.
E' proprio nella continua capacità di contaminarsi e di ampliare i propri orizzonti che sta il segreto dell'elisir di lunga vita del jazz; ancora oggi ascoltiamo il Jazz in molteplici forme diverse, contaminato da varie nuove influenze musicali.
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